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L’isola di Molokai

5 Dicembre 2021

L’isola di Molokai

Spiagge, surf, cascate e vulcani, sono le prime cose che vengono in mente quando si pensa alle Hawaii. Ma l’isola di Molokai, oltre ad essere la meno turistica e la più selvaggia, nasconde tra il suo passato una storia triste ma di grande coraggio…

Molokai è un’isola dell’arcipelago delle Hawaii in cui non troverete enormi hotel, vie piene di negozi o tanti turisti. Troverete si luoghi magici (e anche le scogliere più alte del mondo!) ma questa è una delle poche isole ad essere ancora legata alla cultura hawaiana di un tempo. E all’ennesima zona rossa ho letto un libro, che mi ha fatto scoprire la storia di una parte degli abitanti di quest’isola…

Molokai, l’isola maledetta

Un tempo Molokai era conosciuta come l’isola maledetta, e la parola Ma’i pake, che in lingua hawaiana vuol dire “malattia cinese”, era all’ordine del giorno. Siamo nel 1800, primi scambi internazionali dovuti dal commercio navale e l’arrivo di un morbo sulle isole, ovvero quello della lebbra, a cui il sistema immunitario degli hawaiani non era assolutamente preparato.

E così il governo, intimorito da una possibile estinzione della razza locale, emise la “legge contro la diffusione della lebbra” e decise di imprigionare tutti gli hawaiani infetti sulla penisola Kalaupapa nell’isola di Molokai. Figli, genitori, fratelli e bambini strappati da un giorno all’altro dalle loro famiglie ai primi sintomi della malattia, senza più alcuna possibilità di contatto fisico. E mandati lì praticamente a morire.

Finchè un giorno, padre Damien, un sacerdote di origine belga giunto già anni prima alle Hawaii, decise insieme ad altri suoi “colleghi” di andare a Molokai ad aiutare i malati di lebbra. Nonostante il pericolo che correva, nella sua vita aiutò “i prigionieri” a star meglio, a costruire le loro case, una chiesa, delle scuole… fece di tutto per far si che le persone non andassero lì a morire, ma a continuare a vivere in una nuova comunità creandosi una nuova famiglia.

Kalaupapa oggi

Padre Damien morì 12 anni dopo esser giunto a Molokai a causa della lebbra, ma i suoi successori portarono avanti lo stesso il suo progetto. E dal 1980 la penisola di Kalaupapa è dichiarata Parco storico nazionale per preservare gli abitanti della zona che vivono ancora lì. La malattia è stata sconfitta, esistono medicinali che permettono la guarigione, e le persone per fortuna non vengono più esiliate. Ma pensate a chi invece a Molokai ci è arrivato non troppo tempo fa, si è creato una nuova famiglia e dopo anni è guarito: come potrebbe lasciare l’isola e tornare ad una vita che ormai non esiste più?

E se l’argomento vi ha incuriosito, come ha incuriosito me, ecco il titolo del libro che ho letto e che mi ha portato a scrivere questa pillola: “L’isola dei fiori rossi, di Alan Brennert”, un romanzo basato proprio su questa vicenda. E magari la prossima volta che toccheremo le Hawaii lo faremo con un argomento più piacevole, promesso!

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