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Jazz e dintorni

6 Giugno 2022

Jazz e dintorni

La musica è lo specchio della società dell’epoca, come lo è oggi lo era anche nei tempi passati.. E quindi, siete pronti ad una super macedonia di stili e avvenimenti che ci faranno arrivare quasi fino ai giorni nostri? Ma dove eravamo rimasti con la prima pillola sul Jazz? Ah sì, ad Harlem e allo Stride Piano…

Il periodo pre crisi di Wall Street del 1929 fu il primo dei periodi d’oro del Jazz in parecchie città degli Stati Uniti: ovunque fosse presente una comunità nera. Iniziò la tradizione dei Rent Parties, tramandata dal sud, in cui i musicisti organizzavano feste con lo scopo di guadagnare qualcosa. 

Ma nel 1929 ci fu la crisi di Wall Street, i locali chiusero e i dischi purtroppo non venivano più venduti: finirono sia il Blues che il Jazz, anche se solo per un minimo tempo. Ma quando si cade, si cerca poi sempre un modo per rialzarsi. E fu proprio così che il Jazz si trasformò in una musica di intrattenimento, fatta per ballare e animare la popolazione. Ma come?

L’era dello Swing

Tutto iniziò da un programma radiofonico ideato da Benny Goodman, uno dei principali protagonisti di questo periodo. Tre ore serali di musica Swing fecero appassionare sempre più persone tanto poi da arrivare a riempire sale e concerti. E lo Swing iniziò ad essere ovunque, in ogni locale e addirittura come marchio di molti prodotti sugli scaffali dei negozi!

Un altro grande di quel periodo fu Glenn Miller (con il suo pezzo super famoso In the Mood) che addirittura, diventato lo swing pura fonte di denaro, produceva musica non per passione ma solo esclusivamente per vendere. 

Ma come ogni cosa, il troppo stroppia. Lo swing arrivò ad essere tutto uguale, troppo commerciale con nessuna modifica o novità. E inoltre il mercato discografico in quel periodo ebbe un nuovo crollo perché gli unici dischi prodotti in quell’epoca erano i V discs, ovvero dischi di Jazz prodotti per le forze armate con il solo scopo di portar loro un momento di evasione.

Il Be Bop

E quindi, i musicisti del Sud degli States stanchi di questa monotonia, decisero di opporsi a questa musica principalmente bianca e priva di novità. E come fecero? Con il Be Bop, uno stile di Jazz molto simile a quello contemporaneo e molto più improntato sul blues. I ritmi del Bop, rispetto al Jazz di Chicago o a quello di New Orleans, erano molto più veloci e intricati. Dalle band numerosissime dello Swing si passò ai piccoli gruppi e ai concerti da solisti. E dalla musica da ballo si passò alla musica d’ascolto.

Il Be Bop però non era solo un tipo di Jazz ma era anche uno stile di vita, ovvero quello dei Boppers: ribelli e stanchi di esser trattati diversamente solo perché neri. Protagonisti di questo periodo sono Charlie Parker, John Coltrane e Miles Davis: quest’ultimo continuerà a far musica, trasformando in continuazione il suo stile fino quasi ai giorni nostri.

Gli stili del Jazz negli anni ‘50 e ‘60

E dopo il Bop? Ci furono numerosissime trasformazioni. Il Cuban Bop o Afro Cuban Jazz derivato da un mix con i suoni cubani arrivati a New York in quegli anni. Poi ci fu il Cool Jazz della West Coast in risposta al Bop di New York, meno drammatico e molto più soft del Bop e principalmente bianco.

E con il Cool insieme ad elementi sudamericani nacque la Bossa Nova, un mix di Jazz, suoni latini e musica classica. E se il Cool Jazz durò poco la Bossa Nova la si sente ancora tutt’oggi. E perché il Cool durò poco? Perché arrivò da Ny la risposta dei neri con l’Hard Bop che riprendeva ancor di più il Blues ma anche elementi di musica gospel. Negli anni ‘60 invece nacque il Free Jazz come movimento dei diritti civili. Erano gli anni di Martin Luther King e delle lotte per i diritti afromericani. Praticamente una sorta di botta e risposta musicale perenne!!

Rhythm and Blues e… Rock ‘n Roll!

Ma facciamo un passetto indietro. Tutta la musica afroamericana, a partire dal Blues fino ad arrivare al Gospel e al Jazz, era inizialmente racchiusa sotto un unico stile musicale chiamato Race Music o Black Music. Termini che però erano molto discriminanti e infatti un giornalista, nel 1949, decise di coniare un nuovo termine che comprendesse tutti i generi neri, ovvero Rhythm and Blues, accorciato in RnB. Ma l’ RnB di un tempo non era ovviamente quello che conosciamo oggi perché questo “stile gigante” venne dapprima sostituito dalla musica Soul, la musica dell’anima, quella di Ray Charles, Nina Simone, Aretha Franklin e Etta James (ma questo sarà un altro capitolo perché la musica dell’anima mi ha letteralmente rapita), per arrivar poi all’ RnB, completamente diverso, di quello attuale.

E i bianchi cosa fecero? Ispirati dal Blues, dal Jazz e da tutte le musiche nere, tirarono fuori il Rock ‘n Roll facendo diventare bianchi i suoni del Rhythm and Blues. E come per il Jazz ci fu lo Swing per ballare anche per il Rock nacque il genere di intrattenimento, ovvero il Rockabilly. E da cosa nacque? Dal Boogie Woogie, figlio di Jazz, Blues e Stride Piano che ebbe origine dopo la crisi di Wall Street durante i Rent Parties dei pianisti.

E Poi? Basta stili di Jazz?

Ma va, ci fu poi il Funk degli anni ‘60 con radici nel Jazz, nel Soul e nel Rhythm and blues e poi il Jazz Rock diventato poi Fusion con strumenti elettronici e suoni RnB e Rock ‘n Roll. Tipo se vi dicessi che uno degli stili del famosissimo Keith Jarrett è proprio il Fusion? O che ne so, che gli Jamiroquai suonano Acid Jazz che è un’evoluzione degli anni ‘80 della Fusion?

E quindi, tornando alle origini, che cos’è per me il Jazz? Beh ribadisco sicuramente mille mondi. Ma anche come il prezzemolo però, è ovunque!!!

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