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Letteratura di viaggio

Attraverso il deserto

8 Giugno 2019

Attraverso il deserto

“Le due cose importanti che ho imparato sono che puoi essere forte e coraggiosa solo se ti permetti di esserlo e che la parte più difficile di ogni avventura è compiere il primo passo, prendere la prima decisione.”

E così, la protagonista del libro “Orme. Una donna, quattro cammelli e un cane nel deserto australiano”, iniziò questa avventura. Robyn Davidson, nel 1977, percorse a piedi millesettecento miglia da Alice Springs, città nel cuore dell’Australia, fino ad arrivare all’Oceano Indiano. La storia, però, non inizia con la partenza, ma con il suo arrivo nel punto di inizio del suo viaggio e con la narrazione di tutto il lavoro e la fatica impiegate per far sì che questa avventura potesse essere possibile. In molti cercarono di farle cambiare idea perché non comprendevano questa sua iniziativa, le chiedevano la motivazione che la spingeva nell’impresa, e la sua risposta era sempre e solo una: “Perché no?”. Già, perché no?

“Mi piace pensare che una persona qualunque sia capace di una qualsiasi cosa.”

Ed è proprio così, non bisogna mai porsi dei limiti, non bisogna mai credere di non farcela o di non essere in grado di prendere una decisione, non bisogna mai sentirsi inferiori o non capaci, Robyn (e non solo lei) ce l’ha dimostrato. Chiunque, se vuole, può scegliere di fare ciò che più desidera: cambiare lavoro, trasferirsi o altro. Basta solo volerlo e già il primo passo, quello più difficile, è fatto. E se la nostra prossima decisione fosse quella che ci cambierà la vita? Non possiamo saperlo e purtroppo la paura dell’ignoto spesso ci frena, perché se qualcuno ci dicesse che andrà tutto bene saremmo tutti pronti a prendere decisioni. Ma la vita così, sarebbe troppo semplice. Forse, a volte, dovremmo provare ad uscire dalla nostra comfort zone, dalla routine e dalla quotidianità, quella in cui ci si accontenta, dove non serve rischiare, dove tutto è comodo e sicuro: ma se la ricompensa alla decisione di cambiare fosse poi la libertà?

“Mi piaceva, e ancora mi piace, la nuova persona che stava emergendo da quel processo: la preferivo a quella che era esistita prima. Ai miei occhi stavo diventando un essere normale, sano e saggio, eppure sono convinta che tutti gli altri mi vedevano, se non proprio pazza, sicuramente come una molto strana.”

Ogni volta che si parte si torna diversi, ancor di più quando il viaggio lo si fa da soli. Robyn, durante la sua avventura, ha messo in atto un processo di “desocializzazione” spogliandosi dalle preoccupazioni inutili e dagli standard che impone la società: nessuna influenza esterna, nessuna costrizione nel far ciò che non si vuole e nessun obbligo. Ma non capita solo quando decidi di attraversare da sola tutto il deserto australiano, capita spesso a chiunque affronti un viaggio in solitaria, dall’altra parte del mondo o a due ore da casa, quando si è liberi dalla routine, dalle abitudini e da tutto ciò da cui solitamente si è circondati. E capitato anche a me, appena tornata, le persone non mi riconoscevano più, mi trovavano diversa, cambiata, e forse era proprio così. Ed io non mi sentivo più a mio agio con ciò che prima per me era la normalità, avvertivo la sensazione di essere fuori luogo in una quotidianità che non sentivo più mia, che non mi apparteneva più. Perché viaggiare da soli permette davvero di conoscere a fondo sé stessi e i propri desideri, mettendo alla prova le proprie capacità, superando gli ostacoli e le paure, perché, forse, i limiti più grandi che abbiamo sono quelli che noi stessi ci poniamo…

Ho imparato molto da questo libro, spesso mi trovavo a giustificare ogni mia scelta, ogni mia decisione “diversa” dal pensiero comune. Ma ora, sappiatelo, l’unica risposta che darò a chi mi chiederà spiegazioni, sarà sempre e solo: “E perché no?”

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