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Cile Donne dal Mondo In giro per il mondo Sudamerica

Inés de Suárez

20 Settembre 2026

Inés de Suárez

Oggi vi racconto la storia della prima donna europea che sbarcò da sola in Sudamerica. Inés de Suárez, una donna in giro nel 1500..

Inés de Suárez oggi è conosciuta come la donna più leggendaria del Cile, la “mamma” di Santiago, la prima infermiera del posto e la creatrice dell’empanada de pino chilena, una famosissima pietanza del luogo. Vie, piazze e anche una linea di metro della capitale cilena sono a lei dedicate, ma se non fosse stato per il bellissimo romanzo di Isabel Allende, “Inés dell’anima mia”, noi oggi di lei sapremmo ben poco…

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Le origini di Inés de Suárez

Inés de Suárez nacque a Plasencia, in Spagna, nel 1507. Cresciuta cucinando empanadas, con la sorella e il severo nonno, a 19 anni e contro la volontà della famiglia si sposò con Juan de Malaga. Juan de Malaga non era un buon uomo, ma Inés se ne innamorò quasi immediatamente. Ma, dopo un solo anno dal loro matrimonio, il suo sposo decise di partire per il Nuovo Mondo e mettersi a servizio di Francisco Pizarro, il conquistatore spagnolo dell’impero Inca di cui vi ho raccontato in una delle pillole boliviane. Juan per molti anni inviò lettere a Inés ma dopo un po’ le sue notizie smisero di arrivare. E così lei, dopo 10 anni dalla sua partenza e dopo varie richieste al governo spagnolo, si imbarcò per il Sudamerica

Inés de Suárez e Pedro de Valdivia

Dal Venezuela alla Colombia fino ad arrivare a Cusco in Perù dove Inés scoprì che Juan era morto in battaglia. Sarebbe potuta rientrare ma scelse di fermarsi lì e costruirsi una nuova vita. E fu proprio a Cusco che incontrò Pedro de Valdivia, valoroso condottiero di Pizarro, con cui scoccò immediatamente il colpo di fulmine. 

All’inizio cercarono di nascondere il più possibile la loro relazione, Pedro era sposato, anche se non felicemente, con Marina, una nobildonna che lo attendeva in Spagna. Poi però fu sempre meno possibile tener segreta la loro relazione soprattutto nel momento in cui Pedro decise di conquistare il Cile. Di attraversare il luogo più arido della terra, ovvero il deserto di Atacama, e di affrontare la ribellione violenta dei popolo locale, ovvero i Mapuche. E Inès? Nonostante le difficoltose premesse, decise di partire con lui… Ma non lo fece solo per il suo amato: lei partì soprattutto per trovare la libertà!

Pizarro non era d’accordo, diede il suo ok a patto che si autofinanziassero e trovassero chi li avrebbe accompagnati. Non fu semplice ma ce la fecero e partirono. E molte persone si unirono alla loro marcia anche durante il tragitto tra cui un fedele compagno di entrambi di nome Rodrigo de Quiroga che diventerà molto importante nel corso di questa storia. 

La Fondazione di Santiago del Cile

E tredici mesi dopo la partenza da Cusco, tredici mesi di duro cammino, sete, fame e lotte con gli indigeni, il 12 febbraio del 1541 Pedro de Valdivia in compagnia della sua donna e della sua truppa, piantò lo stendardo spagnolo ai piedi della collina di Santa Lucia e battezzò quel luogo come città di Santiago della Nuova Estremadura.

E così, insieme, fondarono la città. Inés e le altre donne sudamericane presenti nella truppa, si occuparono di feriti, malati e cibo. E nel frattempo gli uomini costruivano. E più costruivano, più la città si estendeva e più i Mapuche si arrabbiavano. Ci furono varie battaglie nel corso dei mesi a seguire fino ad arrivare alla famosa data dell’11 settembre 1541 (non fu un caso che Pinochet fece colpo di stato in Cile l’11 settembre del 1973…) in cui Pedro e i suoi migliori uomini, con l’inganno, furono attirati fuori da Santiago. E i Mapuche attaccarono…

L’attacco a Santiago e la spedizione in Perù

Quella notte, tra le mura della città, rimasero le donne e circa 50 uomini. E i Mapuche, in 2000, iniziarono a colpire e a bruciare qualsiasi cosa. Finché Inés, intenta a curare i feriti, decise di prendere la sua spada e di uscire a vedere cosa stesse succedendo: Santiago stava andando completamente a fuoco! Andò di corsa verso le carceri dove al suo interno erano prigionieri 7 capi Mapuche e chiese a una guardia di tagliare le loro teste.

“ Signora Inés ma come? In che senso?”

E Inés impugnò la sua spada, prese un Mapuche per i capelli e mostrò come tagliare la testa a uno di loro. Le guardie, sconvolte, continuarono il compito e Ines uscì fuori, portando con sé alcune teste mozzate. Le mostrò ai Mapuche e le gettò verso di loro. Una per una. E i Mapuche, attoniti, iniziarono a ritirarsi… 

Inés salvò la città e i Mapuche, per un certo periodo, non attaccarono più. Anzi, uno dei loro capi, restò addirittura affascinato dal coraggio e dalla forza di Ines tanto da desiderarla per sé! Ma, dopo alcuni mesi di quiete, Pedro, nonostante i cattivi presagi di Inés, decise di partire per il Perù: voleva chiedere aiuti economici per il disastro accaduto alla città e per continuare la sua conquista del Cile. Ma Inés aveva ragione: Pedro, appena arrivato in Perù, venne catturato dal governatore locale e dalla santa Inquisizione.

Le colpe che gli vennero date furono: mala amministrazione, abuso di potere e la relazione con Inés. Lui riuscì a scagionarsi da tutto tranne dalla questione della sua amata: il proclamato governatore del Cile, essendo sposato, non poteva avere una relazione extra coniugale. Quindi doveva far tornare Inés in Spagna. Ma lui non accettò e propose un accordo: “ Inés è vedova, se si sposasse con qualcun altro potrebbe rimanere a Santiago…”

Inés de Suárez e Rodrigo de Quiroga

Pedro rimase un anno e mezzo in Perù e nel frattempo, a Santiago, Inés diventò molto amica di Rodrigo de Quiroga, il fedele condottiero partito con loro verso il Cile. Rodrigo era vedovo e aveva una figlia di nome Isabel di cui non riusciva ad occuparsene da solo e così Ines gli diede una grande mano. Ma Rodrigo, nonostante nel corso degli anni si fosse creato una famiglia, era completamente innamorato di Inés, dal primo momento in cui l’aveva vista. Ma tornando a Pedro e alla sua idea, quando tornò in Cile fece recapitare una lettera alla sua “amata” prima di arrivare a Santiago. E su quella lettera scrisse la sua proposta: “Sposati con qualcun altro in modo che tu possa rimanere…”

Provate a immaginare il cuore di Inés: distrutto. Messa da parte per la fame di oro e conquista di Pedro, perché se lui non fosse andato in Perù a chiedere aiuti per procedere con la sua spedizione, la loro storia sarebbe probabilmente durata anni e anni. Ma non solo messa da parte, anche proposta ad un altro uomo, a qualcuno che le avrebbe permesso di poter rimanere. Ines subito pensò di andarsene, di tornare in Spagna e di ricominciare, di nuovo. Ma perché abbandonare un luogo che lei aveva creato e curato con tutto il suo cuore e tutta la sua anima? Decise così di rimanere. E di chiedere a Rodrigo di diventare suo marito. E dopo aver immaginato il cuore di Inés, provate ad immaginare quello di Rodrigo: felicità all’ennesima potenza!

La morte di Pedro de Valdivia

E se Inés e Rodrigo vissero felici e contenti per 30 anni insieme, Inés e Pedro si incontrarono ben poco nel corso della sua permanenza a Santiago. E Pedro e Marina, la moglie spagnola “richiamata” in Cile, invece non riuscirono ad incontrarsi neanche per un istante. Già, perché quando Marina sbarcò… Pedro era già morto. 

1553: Pedro partì verso il sud del Cile alla ricerca di oro e di nuove conquiste. Ma il 25 dicembre di quello stesso anno, i Mapuche lo catturarono. Lo trascinarono per i capelli, nudo, verso la capanna dove lo attendeva Lautaro, un grande capo Mapuche. Lo legarono e iniziarono a strappargli e tagliarli brandelli di corpo. E dopo tre giorni, quando Lautaro vide che Pedro stava per morire, gli versò oro liquefatto nella bocca perché si saziasse del metallo che tanto amava… Non furono mai ritrovati i resti di Pedro. Si dice che i Mapuche divorarono il suo corpo durante un rito, che fecero flauti delle sue ossa e che il suo cranio ancora oggi serva come recipiente.

Inés, durante i tre giorni di torture a Pedro, si ammalò gravemente. Capì perfettamente cosa stava succedendo. Perché anche se non erano più amanti, le loro anime erano profondamente legate. Talmente legate che Ines, alla fine dei tre giorni, udì dentro di sè delle parole: “Addio, Inés dell’anima mia…”. E lì capì che Pedro era morto. 

Inés come vi ho già anticipato, nei suoi 30 anni con Rodrigo visse tranquilla, amata e felice. Continuò ad occuparsi dei malati, a cucinare empanadas e a costruire ciò che serviva alla città di Santiago. Ma, se non fosse stato per Isabel Allende, per le sue ricerche e per il suo studio delle memorie di Inés lasciati dalla figlia di Rodrigo, noi non avremmo mai saputo nulla di lei. Perché Pedro de Valdivia non la menzionò mai nei suoi scritti, né quelli riguardanti il viaggio di conquista e né quelli riguardanti la fondazione e la crescita della città di Santiago. Nonostante l’importanza di Ines durante la sua storia.

E così, per molti secoli, rimase nell’oblio, con molte altre donne valorose, come ad esempio Bartolina e Juana in Bolivia. Perché la storia deve sempre e solo essere raccontata da uomini audaci e vittoriosi quando in realtà, nella maggior parte dei casi, sono presenti anche donne coraggiose e audaci che hanno dato la loro vita per la libertà?

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